In molti insegnamenti e nelle religioni si parla di considerazione interiore ed esteriore. È una terminologia che proviene da G.I.Gurdjieff e, lungo quella linea di insegnamento, è giunta a noi attraverso Abdullah Dougan e Patrick Kelly.
Per Abdullah considerare interiormente è indulgere in emozioni negative, come l’autocommiserazione o il risentimento. La considerazione esteriore è la capacità di vedere il punto di vista dell’altra persona; valutare con una prospettiva ampia, non giudicare. Per Patrick consideriamo esternamente quando proviamo a capire i pensieri, sentimenti, azioni e bisogni dell’altro in relazione al suo mondo interiore, con l’intenzione di agire nel modo che si ritiene di maggior supporto per il Sé Interno. Al contrario, consideriamo internamente quando continuiamo a ripetere come immaginiamo gli altri pensino, sentano e agiscano nei nostri confronti. Con la giusta indignazione l’ego giustifica le proprie emozioni negative, attribuendone la causa agli apparentemente ingiustificati pensieri, sentimenti e azioni degli altri. Quando si considera internamente si è completamente centrati su di sé.
Lo stesso concetto è presente anche nella tradizione cristiana e nelle altre religioni. Lo troviamo, per esempio, quando da bambini ci viene insegnato a metterci nei panni degli altri o ad essere rispettosi, o quando nel Vangelo leggiamo la parabola del buon samaritano o quella del figliol prodigo, il più alto esempio di come Dio considera esteriormente l’uomo.
Come sempre accade, un conto è la teoria – presumibilmente chiarissima per tutti – un conto è la pratica, cioè attuare davvero questo insegnamento. Nei miei tentativi sentivo che qualcosa non tornava. Mi capitava spesso che, pur comprendendo l’altro, la mia emozione negativa restasse: “ti capisco, ma sono arrabbiata lo stesso”. Questo era ancor più evidente quando “avevo ragione”.
Una forte pressione emotiva mi ha aperto gli occhi e ha permesso a ciò che credevo di aver capito, di essere davvero compreso, incarnato. Nel gorgo delle mie intense emozioni negative, sono rimasta lì, ho guardato la mia rabbia, ho accettato il mio dolore. Ho chiesto aiuto. E ho continuato a patire. Ho capito l’altro e nonostante questo, di nuovo, ero ancor più arrabbiata, il dolore era vivo e profondo. Non riuscivo ad uscirne. Ho continuato a “scavare”, sofferente eppure grata per l’occasione offertami di capire un po’ di me e ripulire una parte.
Una mattina, inaspettatamente, ho compreso il considerare interiore. Mi sono vista chiaramente in tutta la mia indignazione per essere stata trattata in modo che ritenevo inaccettabile. Mi sono resa conto che, sostanzialmente, pretendevo che qualcun altro si relazionasse con me nel modo che io ritenevo corretto,ma quello è il mio modo non il suo.
Ramana Maharshi, a proposito di chi andava all’ashram con molte lamentele e suggerimenti diceva “non vengono qui per correggere se stessi, ma solo per correggere gli altri. (…) Pensano che dovremmo comportarci come loro schiavi, facendo soltanto ciò che essi ritengono dovremmo fare”.
Ciò di cui mi devo occupare non è il comportamento altrui né le sue idee o sentimenti, ma il mio modo di reagire. È quello ciò che va capito, pulito, cambiato. Se qualcuno mi offende, il problema non è la parola sgradevole che mi è stata rivolta, ma cosa me ne faccio. Posso osservare se ho davvero quella caratteristica: se ce l’ho, l’offesa è stata un dono. Se, al contrario, non ce l’ho, vado oltre. “Devi essere disciplinato, questo è il punto, altrimenti quando qualcuno ti critica aspramente, ti agiti. Se hai disciplina, non te ne importa niente. Se hanno ragione, impari qualcosa da loro. Se hanno torto, non fai storie, questa è considerazione esteriore” (Abdullah).
Lo stesso principio può essere applicato ad ogni accadimento della vita. E a quel punto sorge un grande senso di libertà, perché sono staccata da quello che arriva. Piena di gratitudine per questa comprensione, va ora messa in pratica e utilizzata prima che sorga la reazione automatica.
© All right reserved – Alessia F. Alberti, allieva e istruttore di Taiji della Scuola Tian Dao Taiji

