Taiji ed il lavoro sul corpo

Chi sta in punta di piedi non sta ritto, chi allarga le gambe non cammina Cap 24 Lao-zi

Grazie all’esperienza vissuta nei miei 50 anni di pratica rivolta alla conoscenza di sé ho compreso alcune cose, ma essendo pienamente consapevole che, cambiando il livello di coscienza, si vede la realtà in maniera differente, ed essendo ancora in cammino sul Sentiero, condivido quello che, al mio stadio attuale riesco a vedere, sperando possa essere di qualche utilità.

La capacità di essere consapevoli dei livelli sottili della vita dipende dalla coscienza.

La coscienza si può sviluppare con il lavoro su di sé, cercando di togliere gli ostacoli che ne impediscono l’espansione come, per esempio, i blocchi energetici nella mente e nel corpo.

Pensiamo ad uno sgabello con tre gambe.

 Se una di queste non è della stessa lunghezza delle altre, lo sgabello sarà instabile, se due sono corte sarà impossibile utilizzarlo correttamente e si rischierà di cadere.  Se tutte e tre sono corte, salendoci sopra, non arriverò allo scaffale della marmellata.

L’essere umano si può sviluppare in tre direzioni contemporaneamente per raggiungere l’armonia e l’equilibrio necessari per salire sullo “sgabello” e raggiungere altri piani.

Abbiamo il corpo fisico, il veicolo con il quale facciamo esperienza sul pianeta. Uno scafandro per l’immersione nell’atmosfera terrestre.

Essendo molto identificati con esso, tanto da credere di essere solo lo scafandro, spendiamo la nostra vita cercando di soddisfarlo, fino ad ubbidire solo ai suoi bisogni o alle sue voglie: più cibo, più sonno, più sesso, più dipendenze, più divertimento ecc. Alcuni invece lo vedono come un mezzo impuro da mortificare e lo privano di ogni corretto sostentamento. L’ identificazione col corpo ci porta ad essere terribilmente spaventati all’idea di perderlo, oppure cerchiamo di distruggerlo dandogli la colpa dei nostri malesseri. Non ho mai pensato che il binomio Vita-Morte fosse corretto. Fin da piccola pensavo fosse più plausibile la coppia Nascita- Morte, perché la Vita non muore, si trasforma.

 

 Libro I cap. II (18)

Una volta Zhuang-Zi  sognò d’essere una farfalla: era una farfalla perfettamente felice, che si dilettava di seguire il proprio capriccio.
Non sapeva d’essere Zi. Improvvisamente si destò e allora fu Zi, gravato dalla forma. Non sapeva se era Zi che aveva sognato d’essere una farfalla o una farfalla che sognava d’essere Zi. Eppure tra Zi e una farfalla c’è necessariamente una distinzione: così è la trasformazione degli esseri.

Gli insegnamenti seri consigliano di rendere il corpo fisico obbediente, dandogli quello che gli serve perché fornisca energia per lavorare su tutti i piani: il mondo esterno e i livelli inferiori e superiori di quello interno. (3 Dan Tian)

Non è semplice come dirlo. Abbiamo circa 37.200 miliardi di cellule che probabilmente desiderano essere felici. Lavorano giorno e notte per mantenerci in vita.  Da buoni sovrani di questo impero come lo nutriamo? Che pensieri, che sentimenti, che emozioni, che aria, che acqua, che ambiente, che relazioni, che movimento, che quiete, che cibo gli diamo? Se decidiamo cosa serve al corpo, stando solo su una gamba dello sgabello, saremo senza equilibrio, in preda a ideologie, desideri, credenze, mode, ecc. Questo può portare a serie conseguenze, anche se siamo in buona fede.

Per creare armonia tra le tre parti serve disciplina. Ci liberiamo disciplinandoci. L’idea di seguire ciò che “si sente” richiede una risposta totalmente sincera alla domanda: quale parte di me sente e decide? Quella che vuole svilupparsi, quella che non vuole, perché magari ha paura o è semplicemente pigra? Cosa si nasconde dietro a tutti gli

 “e, ma… “con i quali ci togliamo le responsabilità, ci giustifichiamo o indulgiamo?

Per quale parte non è ancora il suo momento? È necessario essere sufficientemente attenti per comprendere quando ce la raccontiamo per rimanere nell’inerzia.

 

Ci sono vari sistemi che permettono lo sviluppo contemporaneo di tutti e tre i centri: fisico, emozionale e mentale. Il Taiji è uno di questi, quando non è considerato e praticato solo come arte marziale o esercizio per la salute, come accade quasi sempre. Non bisogna confondere le discipline che portano benessere al corpo, con quelle che lo raffinano per scopi più elevati e sottili. Il corpo fisico ha sensazioni superficiali e sensazioni profonde, quelle profonde, legate alla risposta dei recettori del dolore, della pressione e della temperatura sono come delle porte che conducono a stanze sempre più misteriose.

Ci vogliono di solito almeno 14 anni di pratica per arrivare a sviluppare sufficientemente il primo Campo del Cinabro, primo Dan Tian, o per dirla in maniera più semplificata, i livelli profondi del corpo fisico. Lo strumento che usiamo è una l’intelaiatura (la forma) sulla quale cominciamo a tessere una stoffa preziosa.