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TIANDAO TAIJI scuola Yang metodo Patrick Kelly

Manuela Blanchard Beillard

Manuela Beillard Tai chi

Mi sono diplomata all’accademia dei filodrammatici di Milano nel 1981 e ho lavorato nel mondo dello spettacolo come attrice, conduttrice e autrice di testi televisivi per vent’anni.

Nel frattempo collaboravo come pubblicista a varie testate settimanali. Più tardi avrei insegnato recitazione, dizione, comportamento scenico. Quando Mediaset decise di chiudere la produzione per ragazzi per mettere in onda solo cartoni animati non ci fu nessuna proposta alternativa di valore per cui decisi, alla bella eta' di 40 anni, di cambiare la mia vita. Ero sola, senza lavoro, anzianotta per il mondo dello spettacolo, con un figlio ancora piccolo ed un futuro molto incerto. Ripresi a studiare e a dedicarmi con più intensita' ad una passione che mi ha sempre accompagnata fin da quando avevo 9 anni: lo studio delle possibilità di sviluppo interiore dell’uomo.

A quell’eta' un po’ per caso e un po’ per destino ero stata mandata da mia madre a fare “ginnastica” con il mio primo insegnante di “ cose strane” per l’epoca: Carlo Aiolfi maestro di Hatha Yoga.

La pratica, devo esser sincera, mi annoiava assai e non vedevo l’ora di giocare a pallavolo negli ultimi 10 minuti di lezione, ma le cose che quel signore raccontava mi incuriosivano. Parlava di Yogananda Paramhansa, dell’India, del Budda, di liberazione, conoscenza, realizzazione, saggezza.

Dopo quattro anni di contorsioni e pallonate ho smesso di frequentare il corso, il perche' non me lo ricordo proprio. A 17 anni ho iniziato con il Karate Sankukai perché Franco, il mio iniziatore alle arti marziali e migliore amico, mi diceva che per me quello stile andava meglio dello Shotokan…ma lui faceva Shotokan e lo volevo fare anch’io.

Cosi' ho incontrato Gianluigi Bestetti detto Gigi, allo Sport Center di Milano.

Le palestre erano su due piani e per andare a lezione passavo sempre davanti a quella del primo piano dove, dalle finestre vedevo un Maestro Cinese che si muoveva molto diversamente dai maestri Giapponesi che avevo ammirato fino a quel momento. Eseguiva movimenti rotondi e continui, in certi momenti felini. Ero totalmente catturata dalla bellezza di quell’arte, ne parlai a Gigi che mi presentò al Maestro Chang Dsu Yao.

Divenni sua allieva e dopo qualche anno incominciai a insegnare lo Shaolin e il Taiji quan ai principianti.

Un giorno si presento' l’occasione di partecipare ad un seminario tenuto da Henry Plée sull’uso della mente nelle arti marziali. Conoscere il maestro Plée, pioniere europeo del Karate e grande ricercatore spirituale, era un’occasione imperdibile.

Plée era un uomo estremamente affascinante, aveva un modo di dire e non dire le cose che muoveva il mio interesse. Avevo 19 anni e per la prima volta sentii parlare di George Ivanovich Gurdjieff. Fu un colpo di fulmine. Cominciai ad andare a Parigi a seguire vari seminari e ad accompagnare il Maestro Chang nell’insegnamento del kung fu.

Avevo pero' un sospeso dall’infanzia, il sapore intenso che mi aveva dato leggere Autobiografia di uno Yogi mi chiamava in India. Plée mi disse: -non sei pronta-, io partii lo stesso. Forse fu un errore, chissa', ma dove non mi fu maestro lui, mi fu grande maestra l’India. In viaggio con “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” nello zaino.

Al ritorno ricontattai Plée. -Come si fa ad entrare in un gruppo che segue l’insegnamento di Gurdjieff?- gli chiesi. I gruppi non erano pubblicizzati da nessuna parte e io non avevo la minime idea se ce ne fosse qualcuno in Italia. Mi rispose nel suo tipico modo – Cerca e quando trovi, rompi le palle-

Questa fu una chiave che risulto' preziosissima quando, finalmente, dopo centinaia di tentativi andati a vuoto, incontrai qualcuno che conosceva qualcun altro che era appena uscito dai gruppi. Ruppi le palle, entrai nell’insegnamento e vi rimasi per 7 anni.

L’incontro con lo zen avvenne più tardi, prima soto zen in Italia e Francia e poi la pratica con il monaco vietnamita Thich Nhath Hahn. Un capitolo troppo grande per essere condensato qui.

Nel 2001 l’insoddisfazione e l’inquietudine mi portarono sul cammino di Santiago, 800 chilometri impressi nei piedi e nel cuore.

Sentivo che mi mancava un lavoro sulle parti emozionali, quindi mi iscrissi alla scuola quadriennale del Ruolo terapeutico e la frequentai fino alla fine lavorando con tanti validi docenti. Desideravo vedere quello che non riuscivo a vedere.

Ripresi lo studio del Qi gong, conseguii un diploma dopo il triennio di Tui-na, approfondii la materia con vari insegnanti tra cui Li Xiao Ming, il Dott. Salvatore Auriemma che tra tante altre cose, aiuterà il mio gruppo di studenti di Taiji quan a comprendere maggiormente il modo di ragionare dei saggi cinesi e le basi della medicina energetica e dell’ologrammatica.

Il Maestro Chang aveva lasciato questa dimensione nel 1992. Da allora ho cercato qualcuno che fosse in grado di insegnare il Taiji quan come metodo per l' evoluzione interiore e non solo come pratica per la salute o come arte marziale . Avevo seguito molti insegnamenti senza trovare quello che cercavo. Stanca di imparare forme esterne, cercavo il cuore del tajiquan. All’alba dei miei 49 anni ero in procinto di gettare la spugna e lasciare quest’arte quando all’orizzonte apparve Patrick Kelly.

Dalla bellezza e dalla potenza del suo insegnamento nasce l’esigenza di questo sito. Perché tutti quelli che cercano nel mondo del taiji e della spiritualità possano avere, come l’ho avuta io, la possibilità di trovare qualcosa che trasformi profondamente l’essere umano sinceramente desideroso di raffinarsi.